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Incidente di vandalismo in un tempio di Songkhla suscita polemiche

Una fonte
Incidente di vandalismo in un tempio di Songkhla suscita polemiche

Una madre ha smentito le accuse secondo cui il figlio incarcerato avrebbe vandalizzato una statua di Buddha al Wat Sa Ket a Songkhla, mentre l'abate del tempio sceglie di offrire il perdono piuttosto che intraprendere azioni legali.

Il 19 agosto 2026 sono emersi rapporti riguardanti un atto di vandalismo presso il Wat Sa Ket, nel distretto di Mueang, a Songkhla. Secondo Khaosod Online, un individuo non identificato avrebbe posizionato della biancheria intima sulla testa di una statua di Buddha disteso e avrebbe urinato sull'immagine all'interno della sala di ordinazione del tempio. L'autore ha anche danneggiato oggetti religiosi, tra cui tavoli d'altare e offerte floreali.

Le voci iniziali suggerivano che l'atto fosse stato commesso da un uomo appena uscito di prigione in cerca di vendetta contro i monaci che lo avevano precedentemente denunciato alla polizia. Tuttavia, la madre del sospettato ha visitato il tempio per smentire queste affermazioni. Ha affermato che il figlio è ancora incarcerato e sotto detenzione ordinata dal tribunale, notando di averlo visitato in prigione di recente, rendendo il suo coinvolgimento impossibile. Ha espresso preoccupazione per il danno alla reputazione della sua famiglia causato dalla diffusione di false informazioni e ha dichiarato l'intenzione di intraprendere azioni legali contro chi diffonde tali affermazioni.

Phra Atthachai, un monaco del tempio, ha confermato che l'abate ha scelto di trattare l'incidente come un atto di perdono piuttosto che sporgere denuncia alla polizia. Poiché il tempio non dispone di telecamere a circuito chiuso, l'identità dell'autore rimane non confermata. L'area è stata temporaneamente chiusa per la pulizia a causa di odori persistenti. Per residenti e visitatori, questo incidente sottolinea l'importanza di verificare le informazioni durante le dispute locali sensibili. La mancanza di filmati di sicurezza significa che il vero colpevole rimane a piede libero.